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Italia

White label o private label nel cioccolato: cosa cambiano davvero le due parole per un marchio italiano

Molti titolari di marchio in Italia usano <b>white label</b> e <b>private label</b> come sinonimi, e i fornitori li lasciano fare. In realtà descrivono quantità di lavoro diverse, minimi diversi e tempi diversi. Ecco la differenza pratica, e come viene gestita presso i produttori di Gaziantep con cui lavoriamo.

Home / Blog / White label e private label nel cioccolato: cosa cambia in ricetta, grafica, minimi e tempi, e quale strada offrono i produttori di Gaziantep.

White label: il prodotto del produttore, il suo nome

Un prodotto white label esiste già nella gamma del produttore. Ricetta, formato e quasi sempre la struttura della confezione restano uguali; cambia solo la grafica stampata, che diventa quella del suo marchio. Per questo il minimo è più basso e i tempi più corti: il produttore stampa il suo film o la sua scatola dopo l’approvazione della grafica e fa girare la stessa linea che gira ogni settimana. La maggior parte dei primi ordini a marchio proprio che arrivano dall’Italia sono white label in questo senso, anche quando il buyer li chiama in un altro modo.

Private label: un prodotto costruito sulla sua specifica

Un prodotto private label cambia qualcosa dentro: la ricetta, l’inclusione, il peso, la forma o un requisito di certificazione. Il produttore deve sviluppare, provare e spesso acquistare materie prime diverse, quindi il minimo per referenza sale e nei tempi entrano i giri di campionatura. Non tutti i produttori lo offrono, e chi lo offre lo fa solo su referenze selezionate. Se un marchio chiede una barretta al pistacchio con un ripieno nuovo o una copertura diversa, è private label; se chiede la barretta esistente nel proprio incarto, è white label.

Cosa offrono i produttori di Gaziantep

I produttori con cui lavoriamo stampano la grafica del cliente su referenze selezionate: la barretta ripiena, la tavoletta al pistacchio, le cup, i vasetti di crema spalmabile, il lokum in scatola e le confezioni di dragées. Su alcune referenze sono possibili modifiche di ricetta, dopo conferma del produttore. In entrambi i casi il minimo per referenza è nell’offerta, il produttore è indicato per nome e stampa lui, non noi: siamo una società di export, la produzione è presso produttori di Gaziantep. Nulla va in stampa senza la sua approvazione scritta. La pagina sul private label per l’Italia riassume le referenze disponibili.

La responsabilità non si sposta con il nome

Qualunque cosa dica l’etichetta, sul mercato UE l’operatore responsabile indicato in confezione è l’impresa che immette il prodotto, cioè il titolare del marchio o l’importatore, non noi. Il produttore fornisce ingredienti, allergeni e dati nutrizionali; lei approva la grafica secondo le regole europee di etichettatura; il produttore stampa. Una verifica da fare prima: se la referenza usa una copertura vegetale, in Italia non può chiamarsi cioccolato, e il nome di vendita va deciso prima della bozza. I certificati restano intestati al produttore; chi propone di intestarli a lei offre qualcosa che non esiste.

Grafica, tempi e giro di campioni

Per il white label la sequenza è breve: il produttore invia il fustellato, lei restituisce la grafica, il produttore manda la bozza e stampa dopo l’approvazione, e la referenza entra nel primo turno di produzione utile. Per il private label prima c’è un giro di campioni: il produttore prepara un campione di laboratorio della ricetta modificata, lei lo approva o chiede correzioni, e solo dopo si passa alla confezione. Ogni giro aggiunge settimane. Per questo chi lancia per Natale o per Pasqua pianifica il private label con molto più anticipo del white label.

Come chiedere l’una o l’altra cosa

Ci indichi la referenza, il formato e se vuole il prodotto esistente con la sua grafica o una modifica dentro. Entro due giorni lavorativi riceve un’offerta scritta in dollari USA, FCA Gaziantep, FOB Mersin, CIF o DAP, con il produttore indicato, il minimo per referenza e i tempi per grafica o sviluppo. Le referenze possono viaggiare nello stesso container misto con altre linee. I prezzi non sono sul sito. Prima partono i campioni della referenza esistente, gratuiti dalla produzione in corso, corriere a suo carico.

Costa meno a pezzo il white label o il private label?

Il white label, perché il produttore fa girare una linea esistente; una modifica di ricetta aggiunge sviluppo e un minimo più alto. Le cifre esatte sono nell’offerta scritta, non sul sito.

Un marchio può partire con il white label e passare al private label dopo?

Sì, ed è il percorso più comune: il primo ordine mette alla prova il canale con il prodotto esistente e la sua grafica; il secondo cambia ciò che c’è dentro.

Chi stampa la confezione?

Il produttore, dopo la sua approvazione scritta della grafica. Noi forniamo i dati di prodotto che servono all’etichetta; i certificati restano intestati al produttore.